Il relativismo si rivela un compagno gentile. Il relativismo è come il mercante di cavalli di Padre Donissan. Si può viaggiare in sua compagnia. Non è mai noioso, rimane al suo posto e dimostra un'empatia infallibile. Tuttavia, non conosce la compassione. È un problema? Piuttosto, è un vantaggio; non mi contraddice, concorda con me. Con precisione, anticipa il mio consenso, a volte persino concepirlo prima che io abbia avuto la possibilità di pensarci. Il relativismo dà l'impressione di dominare ogni certezza ed è così diventato la religione del nostro tempo; è un'emanazione della Repubblica, che a sua volta è un'emanazione della Monarchia. Il relativismo è dunque un figlio naturale del secolarismo, e per questo motivo – è suo dovere! – tiene in guardia quasi tutte le religioni, un po' meno quelle che possono manipolarlo, e con forza quelle che vorrebbero riconnettersi con un passato perduto. Il relativismo non offre aiuto; si accontenta del suo ruolo di testimone. Agisce e acconsente; è un tecnico, un amministratore, uno statistico. Non è docile, né sente il bisogno di esserlo. Non è umile, anche se a volte riesce a spacciarsi per tale, ma a differenza dell'umiltà, il relativismo non impone l'introspezione. Certamente offre rassicurazioni, alimentate dall'egocentrismo e dal desiderio di gratificazione immediata. Mentre l'umiltà porta a confessare i propri errori, il relativismo giustifica tutte le trasgressioni invocando il doppio standard, che, come suggerisce il nome, può servire a entrambe le parti . Laddove l'umiltà è un apprendistato nella legge per accedere allo spirito, il relativismo propone di dimenticare sia la legge che lo spirito per vivere. Per vivere pienamente, o per sperimentare una sorta di pienezza. Il relativismo porta quindi alla morte, un processo lento e indolore, perché cancellerà persino la presenza delle idee dentro di noi; ci disumanizzerà con assoluta certezza. E noi saremo d'accordo. Diventeremo davvero dei robot. Saremo d'accordo perché ci offre un conforto immediato, di quello che tanto meritiamo: il conforto dell'impressione, quello in cui l'impressione custodisce l'immagine di cui Narciso si innamorò, contemplandola, dimenticandosi di sé, inconsapevolmente ipnotizzato fino alla morte di sé. La morte che sta per abbattersi su di noi.
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